Sulla superficie del latte di soia scaldato si forma una pellicola proprio come avviene sulla superficia del latte vaccino. Sottratta dal liquido e seccata, la pellicola diviene un prodotto conosciuto con il nome di Yuba. Viene utilizzata solo in alcuni titpi di cucina, come ad esempio nelle diete vegetariane seguite dai monaci buddhisti, ed è per questo prodotta in quantità limitata. Composta da olii nutritivi, proteine e zuccheri, la yuba merita di essere presa in considerazione quale prodotto solido del latte di soia. Il latte di soia utilizzato deve avere circa il 10% di prodotti solidi, ovvero avere una concentrazione simile a quella del latte di soia che viene impiegato nella produzione del tofu. In un tegame sottile e piano, spesso di rame, il latte viene scaldato, ma non abbastanza da giungere al punto di ebollizione. Quando si forma la pellicola sulla superficie, viene estratatta con due bastoncini di bambù ed essiccata completamente. E’ buona norma evitare che più pellicole si tocchino durante questo processo, pena lo sfaldamento delle stesse. Ad ogni riscaldamento e successivo raffreddamento otterremo un pellicola di yuba.  Ovviamente più pellicole andremo a formare, meno sostanze proteiche e grassi otterremo per ogni pellicola. Un procedimento prevede che , per evitare questo impoverimento, di aggiunga sempre latte fresco. Una volta essiccati, i fogli dovranno essere cotti a vapore sotto pressione, per fare aderire tra loro gli strati. Tagliato sottilmente viene utilizzato come alimento similare alla carne, tipo finto bacon, se si volesse anche affumicare.

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