Ricevo e pubblico questo appello dalla Stefy. Non c’entra con la cucina ma c’entra con il nostro cuore.

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Biagio è nato 7 anni fa in una cascina in campagna. Da quando ha 2 mesi vive a catena. La sua catena è lunga 1 metro. Spesso non riesce neanche a raggiungere la ciotola di acqua sporca, a volte l’acqua non c’è nemmeno. Fino a 3 anni fa viveva con il suo padrone, anziano e malato, che gli dedicava poco tempo, ma a suo modo gli voleva bene. Viveva alla catena, si, ma il suo amico umano gli rivolgeva parole affettuose e qualche carezza. E a lui questo bastava: era il suo mondo e lui era felice ogni mattina quando lo vedeva arrivare. Quando il suo anziano amico è morto, Biagio è diventato un fastidio per chi è rimasto. Un problema, qualcosa che non si vorrebbe avere. Qualcosa da attaccare a una catena e da dimenticare. La notte chiuso in una minuscola legnaia al buio, in compagnia a volte di un gatto, al mattino tirato fuori e attaccato a una catena di 1 metro. Stop. Da allora questa è la sua vita: sul cemento, attaccato a una catena. Ore, giorni interminabili, lunghissimi, gelidi d’inverno e torridi d’estate. Nessun complimento, nessuna carezza, a volte neanche il cibo. Niente veterinario, niente cure, un mucchietto d’ossa pieno di pulci e di vermi che da’ fastidio, di cui ci si vorrebbe liberare, di cui ci si vergogna. Ignorato e picchiato sulla schiena con una scopa se abbaia per attirare l’attenzione. Ma Biagio è furbo: ha smesso di abbaiare, perché ha capito che urlare non serve, serve solo ad attirare un bastone sulla schiena. Ora alcuni angeli umani l’hanno portato via da quel luogo, dove nessuno sentirà la sua mancanza. Però questo viaggio della speranza si è fermato dietro le sbarre di un canile. Mentre viaggiava sull’autostrada, con lo sguardo sul panorama che scorreva veloce, stupito ed emozionato, chissà cosa pensava, chissà cosa sperava di trovare al termine di quel viaggio. Invece c’era il box di un canile ad accoglierlo. Biagio ora è terrorizzato, trema e ha paura, perché non capisce e non può capire perché da una catena si ritrovi ora in una gabbia. Anche se mani amorevoli puliscono il suo box ogni giorno e parole gentili gli vengono rivolte dai volontari, lui nella sua mente di cane, non comprende tutto questo e forse spera di sentire ancora la voce di quel suo vecchio amico che non c’è più. Biagio non ha grandi pretese: è abituato alla vita dura e nonostante la sua storia, è rimasto un cagnolino capace di straordinari slanci d’amore, con le pochissime persone di cui riesce a fidarsi. Non sappiamo cosa sogni Biagio nel suo box la notte, non può nemmeno sognare una cuccia calda, perché non l’ha mai avuta. Forse sogna solo una voce che lo chiama con amore. E aspetta, con la pazienza che solo un cane è capace di avere… Chiunque voglia regalare al piccolo Biagio una vita degna di questo nome ci chiami al più presto.

 

Per info Stefania 338-8452800

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