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Il legame tra grassi acidi a catena corta, fibra e Flora batterica intestinale

Credi che i probiotici siano l’unico soluzione per mantenere sano il tuo intestino? Pensi che sia sufficiente assumerne a volontà e di ogni tipologia per sanare il tuo micro bioma esausto? Tranquille e pensiamo e facciamo come solo noi “testers” liberi sappiamo pensare e fare,  riscopriremo quello che già sappiamo e provato su noi stessi: che per ristabilire l’equilibrio e l’armonia dell’intestino si dovrà trattare questo ecosistema nel suo complesso. Così come il seminare un saccone di semi d’erba non è una garanzia certa per ottenere un bel prato all’inglese verdissimo e lussuoso, se prima non hai preparato il terreno, così il prendere probiotici costosi o di svariate tipologie non è che di per sé aiuterà il tuo intestino, a meno che prima tu non abbia disintossicato l’intero “ecosistema” dalle schifezze decennali accumulate, per consentire loro (ai probiotici) di lavorare al meglio. Oltre ai probiotici in realtà sono coinvolte altre tre variabili fondamentali: la dieta, l’assunzione di fibra giusta (e qui casca l’asino dei Paleo purtroppo) e la disponibilità di acidi grassi a catena corta nel tuo intestino. Quando questi fattori sono tutti in equilibrio, il ‘ciclo simbiotico’ è pronto a beneficiare anche dei probiotici. Anche se la maggior parte dei consumatori salutistici sono ormai consapevoli dei benefici degli acidi grassi essenziali (come l’acido linoleico e acido alfa-linoleico) e gli acidi grassi “condizionalmente essenziali” (come l’omega-3) pochi sono consapevoli dell’enorme importanza degli acidi grassi a catena corta (SCFA) che costituiscono il nostro Butter Ghee nella sua totalità. A differenza degli EFA che sono lunghe catene di idrocarburi, gli SCFA sono molto più piccoli, avendo spesso solo tre o quattro idrocarburi. A causa delle loro piccole dimensioni, gli SCFA sono più facilmente utilizzabili dai batteri intestinali come fondamentale parte del loro ciclo di vita (come sottoprodotti della fermentazione). I due principali SCFA con attività biologica sono l’acido proprionico e l’acido butirrico che noi  ben conosciamo. L’Acido proprionico (PA) si trova comunemente sulla pelle, dove può essere prodotto da batteri, e qui si interpella il Centro Crisalide per le problematiche, inibisce la crescita di alcuni batteri e muffa ed è un conservante comune negli alimenti destinati al consumo umano. Ma il nostro interesse è ancora una volta rivolto all’ acido butirrico e il suo sale, che è conosciuto come butirrato.

Butirrato: Energia per la guarigione

Abbiamo una lunga storia evolutiva con il butirrato. E’ presente da tempi immemorabili nel nostro intestino e il rivestimento del nostro colon si è evoluto per utilizzarlo come fonte primaria di energia. Senza l’energia del butirrato le nostre cellule del colon sarebbero sottoposte ad un continuo ciclo di auto-distruzione ed alla fine morirebbero. Con il butirrato le cellule del colon possono crescere e svilupparsi normalmente, controllare meglio la permeabilità dell’intestino e regolarizzare eventuali principi infiammatori. Il butirrato inoltre ha effetti sulla regolazione genica e svolge un ruolo importante nella regolazione degli amidi, e anche questo lo sappiamo già, visto che lo abbiniamo nelle gestioni dei Protocolli OS per la pulizia delle anse e nei clisteri di Ghee. Anche se il pensiero comune circa i benefici sulla salute della fibra sono più o meno basati esclusivamente sull’idea che la fibra di debba utilizzare solo per ottenere un ‘lavaggio’ benefico dell’’intestino, oggi è fortunatamente sempre più utilizzata come fonte per la co-produzione di butirrato. Quindi il butirrato è parte imprescindibile di un ‘ciclo simbiotico” che serve a mantenere l’intestino sano: i batteri producono butirrato, che nutre le cellule del nostro colon, che producono altri fattori (inclusi gli elementi caratteristici ed univoci del nostro Gs) che favoriscono l’equilibrio della flora benefica. Eliminiamo anche solo una parte di questo ciclo e tutto smetterà immediatamente di funzionare e vai nuovamente a manetta con integrazioni e fermentazioni…….

LO STUDIO CHE OGGI CI INTERESSA:

Attività istone deacetilasi degli acidi grassi a catena corta

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18061431

Il cancro colorettale è la causa principale di mortalità da cancro nel mondo occidentale e la seconda nella sola Europa. La scorretta nutrizione e l’inesistente o alterata flora microbica intestinale hanno una marcata influenza sul rischio di cancro colorettale. La formazione del Butirrato e degli altri acidi grassi a catena corta (SCFA) giocano un ruolo importante e fondamentale come prodotti della fermentazione microbica nel colon. Questo studio ha analizzato gli effetti di un numero di acidi grassi a catena corta, incluso il butirrato, come pure quote di SCFA fenolico e derivati dell’acido trans-cinnamico formatosi durante la degradazione intestinale dai costituenti polifenolici di frutta e verdura sul “global istone deacetilasi” (HDAC) e l’attività in nucleari estratti da colture di cellule di carcinoma del colon. L’inibizione di attività di HDAC, ad esempio del butirrato, è relativo a una soppressione di trasformazione maligna e una stimolazione dell’apoptosi delle cellule coliche precancerose. Negli estratti nucleari di cellule umane da carcinoma del colon HT-29, il butirrato è stato individuato come il più potente inibitore HDAC (IC (50) = 0,09 mM), mentre gli altri SCFA, come il propionato, erano meno potenti. Nella stessa analisi, acido p-cumarico (IC (50) = 0,19 mM), 3-(4-OH-phenyl) -propionato (IC (50) = 0.62 mM) e l’acido caffeico (IC (50) = 0.85 mM) sono stati testati gli inibitori HDAC più potenti tra i metaboliti del polifenolo.

L’acido butirrico supporta la salute e la guarigione delle cellule nel piccolo e grande intestino. Molti studi, come quello di cui sopra, hanno dimostrato che l’acido butirrico ostacola la capacità delle cellule tumorali di proliferare nel colon e pertanto è protettivo di tumore del colon perché l’acido butirrico cambia la struttura della cromatina attraverso i suoi effetti su modifiche di “post translational”, la modifiche chiave, l’acetilazione e fosforilazione degli istoni nucleari.  L’ acido butirrico può anche modificare lo stato di differenziazione delle cellule e, nel caso di cellule cancerose del colon, aumenta la loro resistenza alla morte programmata. Quindi, le attività di questo prodotto della fermentazione da fibra dietetica, può contribuire sostanzialmente come incidenza in diminuzione del cancro intestinale, ed è stato associato all’assunzione della fibra. In cellule normali, butirrato induce la proliferazione nella cripta base e l’inibizione della proliferazione alla superficie della cripta. In cellule neoplastiche, butirrato inibisce la sintesi del DNA e gli arresti di crescita nella fase G1 del ciclo cellulare delle cellule.

Pertanto noi continuiamo a beneficiare delle proprietà fibra-butirrato e continuiamo a compilarci le nostre schede. Il database che ho pubblicato ieri vi aiuterà nei test.

Per il momento grazie

Lux

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